Cosa facciamo I Viaggi Il sogno Malese - Borneo 2007

Il sogno Malese - Borneo 2007

A sipadan.... marzo 2007“SOGNO MALESE 2007”

“Tutto era nato sotto una brutta stella, una cattiva stella davvero! Le tante incertezze sul si parte, quando si parte, ma si parte? no, non si parte, ci sono problemi, ah la NosyTour! posticipa il giorno di partenza, anzi di ritorno, no la settimana, ma tu ne sai qualcosa…dobbiamo dare l’anticipo a Lupo?no non ancora… arriva una mail sibillina… qualcuno cambia idea ….Boooh!

E poi, quando tutto sembra fatto, giunge terribile la notizia inaspettata come una disgrazia: Lupo sta molto male, non può più partire! Stupore, tristezza, smarrimento, senso di perdita che ciascuno di noi vive a modo suo…

 (Tra l’altro un grazie enorme ai familiari di Lupo, che con tutto quello che avranno avuto per la testa in quelle ore si sono anche preoccupati di concludere l’organizzazione del nostro viaggio!)

Ma non è che l’inizio!

Arriva l’atteso giorno della partenza cui quasi non ci si credeva più! Qualcuno si ritrova al piazzale di Maxisport, qualcuno ci giunge per conto suo; qualcuno è già alla sua seconda volta a Sipadan.  Ma a Linate finalmente ci siamo tutti: Alberto, Andrea, Fedora, Giorgio -eletto a silenziosa unanimità tour leader - Giovanni, Guido, Manuela, Marina,  Mauro &  Mauro, Ornella ed io, Mari. Ci contiamo, siamo in 12, compresi i tre Open di battesimo fresco!

Le pratiche di disbrigo check in  sono veloci per tutti, tranne che per Fedora il cui bagaglio, e solo il suo chissà perché poi, viene contestato e fatto partire come bagaglio speciale; il passaggio al controllo è veloce e spedito per tutti, tranne che per Fedora, che solo lei e chissà perché poi, viene controllata con più dovizia degli altri. E’ troppo per chi si appresta al primo viaggio della sua vita degno di tale nome, e l’emozione e la tensione accumulate  sgorgano improvvise da quegli occhi neri in calde e copiose lacrime… che ci lasciano esterrefatti e a qualcuno fanno anche preoccupare! Ma è cosa di poco, e presto le lacrime lasciano definitivamente il posto alla sua impagabile risata!

All’aeroporto di Roma le cose si mettono anche peggio. Tutti in fila all’imbarco ormai segnalato…che non apre…e non apre….. poi l’annuncio confuso che causa guasto all’aeromobile, il volo salta e viene rimandato al giorno successivo…… Ci sistemano in un albergo, passare la notte a Roma….… ODDIO NO!!!!!!!!!!! Qui ci salta Kuala Lumpur! Facce interdette tra rassegnazione ed incazzatura, accalcamento, voci che si rincorrono, ipotesi fantasiose, furbi suggerimenti e proposte alternative. Subito s’attivano fili diretti via cellulare di tutti con tutti, il nostro capo-gita ad interim si mette in contatto telefonico pressoché continuo col Capo Spirituale che di sicuro ci pensa intensamente in quel di Villa d’Adda….. Scherzone scaramantico di gruppo: ma Lupo, sei tu che stai gufando? – gli partono tanti di quegli sms tutti in contemporanea che non riesce quasi nemmeno a riceverli!

Ma non c’è nulla da fare!

 Ad uno ad uno, anche i più restii (tra cui noi, ma guarda un po’!) si avviano in mesta processione verso l’Hilton Hotel di Fiumicino, trascinandosi appresso zainetti e trolley del bagaglio a mano. Giovanni è il primo che cerca di prenderla al meglio…in fondo, una notte all’Hilton non capita tutti i giorni, foraggiamo la Paris che ne ha bisogno, BISOGNA CAMBIARE, NO?!?Ma è giusto il tempo di pranzare (in mega ritardo) e disfare la camera prelevando ciabatte e shower gel, che si conferma la contronotizia: SI PARTE!!! E via a ritroso con trolley e zainetti e rinnovata speranza a prendere possesso dei sedili della Malaysia Airlines! Grazie alle pasticchette distribuite da Giorgio il viaggio è veloce, turbato solo dai miei allucinanti colpi di tosse e presto Kuala Lumpur si materializza con la sua magnificenza di grattacieli davanti a nostri occhi e sotto i nostri piedi!

Va finalmente tutto bene? Ma certo che no!

Al ritiro bagagli un po’ in apprensione al ricordo di quanto successo nel viaggio precedente….ad uno ad uno tutti acchiappiamo il rispettivo borsone. Evviva, c’è persino quello di Giovanni!!.... ma il siluro arancione di Andrea, no. NON C’E’. Non c’è e non ci sarà per giorni, gli verrà recapitato solo a soggiorno inoltrato a Mabul, di rientro da una fantastica mattinata a Sipadan!

E comunque, rispetto alla prospettiva di non vederla affatto, un pomeriggio ed una serata nella capitale sono meglio di niente! L’albergo è lussuoso e dalle sue finestre le vicine Petronas Twin Towers ci richiamano irresistibilmente. Una doccia veloce e via, cercando di non perdere più nemmeno un istante. Il caldo è umido e appiccicoso, architetture incredibili e svettanti sfilano sotto i nostri occhi entusiasti alternate a spazi verdi, dall’alto della KL Tower vediamo una città (c’è un po’ di nebbiolina per la verità) con un senso urbanistico da far invidia! Solo un sentore degli incredibili centri commerciali delle Petronas e  subito la sera ci travolge con i suoi locali bellissimi di luci e musica, una fuga veloce verso ChinaTown densa e odorosa come un suq mediorientale e già l’ultima corsa di mezzanotte del Monorail ci riporta al meritato riposo!

L’indomani sorge con un cazziatone dell’autista del minibus che ci conduce all’aeroporto…siamo in ritardo  e si mette d’impegno per ricordarcelo….pensa forse al gran premio prossimo venturo?  Quando mettiamo i piedi a terra siamo tutti felici di poterlo fare!

Altro volo, altra aria condizionata, altri squarci di tosse ed è l'aeroporto di Kota Kinabalu.

(All’aeroporto di Kota Kinabalu (capitale del Sabah, n.d.r.) durante l’attesa in area tranfert arriva Guido col sorriso del trionfatore: li ha visti per caso nello spazio fumatori e ce li porta come trofei i due tipi in infradito e pantaloncini, sono due amici di DIVETIME.IT, che sono partiti prima di noi e sono stati a Layang-Layang! Scambi di battute, impressioni, racconti, poi ciascuno al suo volo!).

La giornata è piena di sole, dal finestrino sorvoliamo un mare incredibile e gli isolotti del Tunku Abdul Rahman National Park belli come una promessa, e sbarchiamo finalmente all’aeroportino di Tawau. Chi ce li ha…ritira i bagagli, si monta sul pulmino e via! per una strada che taglia attraverso piantagioni di palme da olio (ecco cos’erano, Giorgio!) che sembrano non terminare mai, interrotte solo da minuscoli villaggetti su palafitte e chioschetti che vendono angurie incredibili e meloni d’ogni sorta. Piove durante il tragitto, ma quando arriviamo al porticciolo di Semporna torna il sole. Coraggio, un ultimo sforzo che quasi ci siamo!! Siamo in troppi per un’unica barca e qui comincia la separazione del gruppo in due; dopo poco, scatta una gara non dichiarata tra le due imbarcazioni, il nostro driver è ancora più folle di quello del mattino –ma allora è un vizio da queste parti?- e raggiungiamo l’isola un buon quarto d’ora prima degli altri, dopo circa 45 minuti di corsa esagerata!

Ma alfine…SIAMO ARRIVATI: la piccola isola di Mabul, estremo Borneo malese orientale, anticamera obbligatoria per la mitica Sipadan!!

Lo spettacolo che  si offre agli occhi è subito bellissimo, di quelli che deliziano il cuore!

Il sole splende alto nel cielo, le palme ondeggiano nel vento, il mare è turchese e la sequenza di bungalow fintamente spartani del “Sipadan Water Village” si snoda lontano nell’acqua trasparente, dove occhieggiano grandi stelle marine blu! Il mondo davvero sorride, mentre il comitato accoglienza ci riceve con carineria e professionalità  puntigliosa: la signorina Rottenmeier versione malese è sempre lì, inappuntabile al suo posto, come due anni prima!!

Wow! che bello il momento in cui apriamo la casetta, spaziosa comoda e fresca, con la brezza che Sipadan2007002soffia direttamente dal mare sotto di noi…Quasi tutto il gruppo è alloggiato in bungalow vicini, tra loro e al centro del villaggio, ristorante e bar in primis…quasi tutti, tranne i quattro che devono mettersi le gambe in spalla ogni volta che decidono di rientrare in camera! Abbiamo esattamente le ultime due casette del villaggio, Mauro e Guido, Fedora ed io! Anzi, dal terrazzino io e Fedora vediamo tutti i movimenti dell’altro villaggio, tanto ci siamo vicine! Fedora subito innesca una serie di rivendicazioni che perdureranno per tutto il soggiorno…ma in fondo, dalla stanza 127 al Diving che ci sarà…1 km di percorso su assito di legno? Ma che vuoi che sia , rispetto a quello che ci attendo DOPO? Così,  c’è chi ne approfitta immediatamente dell’acqua invitante per un bagno prima del tramonto, e chi stravolto si lascia andare sul dondolo in terrazza guardando la sera sopraggiungere dolcemente.

Il Water Village ci piace subito. L’atmosfera è coccolosa e rilassata, non si può dire che scoppi di vita visti i ritmi degli ospiti, tutti subacquei iperattivi che al mattino si alzano presto. Ma i  sorrisi del personale si sprecano senza mai suonare falsi, e a fare casino non c’è problema, ci penseremo noi!

Quella prima notte io non dormo, divisa tra emozione ed agitazione… sono pur sempre una Open con pressoché nulle immersioni alle spalle!  Sento nella veglia il canto lontano del muezzin provenire dalla piccola moschea del villaggetto di pescatori, sull’altra parte dell’isola… sono già le quattro del mattino e io non chiudo occhio!… Il rumore della marea accompagna quella e tutte le notti successive come una musica…cioè, non per tutti, qualcuno ne è disturbato, è quasi un rombo!

La mattina, nonostante un fortissimo temporale, nonostante i ritardi di qualcuno…che si ripeteranno puntualmente per tutte le mattine a venire, e il salto di colazione di qualcun altro… alle sette siamo al diving al gran completo,  si comincia con la bella e dolcissima Nina che ci sottopone al rituale del chek:  un figurone collettivo! Purtroppo veniamo  divisi in due gruppi, e dopo il primo giorno di arrangiamenti e incomprensioni, di cui ne fa le spese la povera Ornella, alcuni di noi –Mauro e Manuela, Marina, Guido e Mauro- vengono messi sull’altra barca e stabilmente uniti ad un trio di  “simpaticoni”  di Verona!!... La barca, che per giorni ci accompagna a zonzo tra le tre isolette, Mabul, Kapalay e soprattutto Sipadan.

 Ma ci penseremo poi noi a ricompattare le  truppe e non paghi delle tre immersioni quotidiane ci creiamo anche le seminotturne e le notturne in piena autonomia gestionale, con gran coraggio da parte degli uni ad azzardarsi in qualcosa di nuovo che non sanno fare, con gran coraggio e disponibilità da parte degli altri ad accettare il rischio di gestire simili incapaci, con gran fiducia da parte di tutti verso i  compagni, quella stessa fiducia e solidarietà scattate spontanee già dalle prime lacrime in aeroporto! E infatti il coraggio ci premia perché, salvo un’inconsapevole planata su un riccio tropicale dagli aculei chilometrici (dio che male, che male allucinante, ma puoi  fermare l’immersione degli altri solo perché sei scema? Stringi i denti e il boccaglio!) tutto va straordinariamente bene.

Le immersioni si susseguono e non ce ne perdiamo una! Dai fondali sabbiosi dove scovare improbabili creaturine minuscole in  technicolor tra coralli con l’abilità visiva di un orafo, alle acque blu e trasparenti dell’impressionante droop di Sipadan popolate da un tripudio di tartarughe e squali, predatori e predati, non manca l’incanto dell’incontro con una manta solitaria. Il gruppo è un’allegra baraonda, un’armata brancaleone alla riscossa dei fondali tra i più belli del mondo,  è l’anarchia totale, al bando il sistema di coppia vige la legge del tutti con tutti e ciascuno per cazzi suoi, salvo che tutti vigilano su tutti e quando sgarri o hai bisogno c’è sempre qualcuno che ti riporta all’ordine costituito! Tra chi va,  chi viene e chi scende  troppo, tra chi scatta foto in mania collettiva e chi scappa dagli attacchi di balestra titano,  gli assetti sono talvolta bizzarri e fantasiosi.… Il rispetto delle quote una chimera, la tentazione della profondità una sirena, pesci da inseguire sempre troppi, il povero Giorgio deve continuamente richiamare all’ordine e far finta di cazziare, il povero Giovanni  fatica a sostenerlo e persino il Mauro Murro si sente coinvolto nel suo ruolo di istruttore patentato… ma non è che sotto sotto si divertono troppo?!?Fra gli open (non più) inesperti e senza ormai regole si scatena  una gara al consumo dell’aria “Quanti bar ti sono rimasti? –ci si chiede ad ogni uscita- a me 25…a no, a me 10…meglio io, ne 5!...io sono proprio a secco!”  Un po’ caotico forse, ma vogliamo mettere la soddisfazione dei nostri dive master o aspiranti tali?!? Le guide malesi si rassegnano impotenti ai briefing puntualmente elusi...loro ci provano a farli, poi vada come deve andare! Anche con la pioggia a dirotto e la barca che rulla quasi al vomito li costringiamo a lavorare, poveretti... Ma la simpatia verso di noi è indubbia e sempre più straripante!

Bagordi se ne fanno pochi,  bumbum ancor meno, ma le sganasciate sono tante, e tra mangiate di pesce e torte e tortine, tra gavettoni e tuffi e nuotate, tra i momenti da "Mondo di Quark" che impegna, Manu e Marina a spiegare il funzionamento del Suunto...e  barzellette di Guido e giapponesi in visibilio per le bellezze italiane (hi hi hi) i giorni  e le sere passano veloci…ed è così che ci ritroviamo la domenica mattina, io e Fedora, a salutare gli amici che se ne partono per l’ultima volta con la barca verso Sipadan, sotto una pioggia torrenziale. Le strade si dividono , e ciascuno al suo destino!

Pare che quelle ultime due immersioni, fatte memorabilmente a Sipadan, siano state terribili, pioveva troppo e persino Bobby, la guida malese di turno, si è perso nella pioggia e ha vagolato intorno a Sipadan faticando a ritrovarla, tanto  era fosco il cielo: "Bobby? Lost! -sentenzia la tenera e impassibile Nina"

E noi?

Beh, per noi l’avventura è continuata ancora un po’, signori, permetteteci questa appendice! Io e Fedora ci siamo attardate per il Borneo, alla ricerca di oranghi ed elefanti selvatici e coccodrilli tra le folte jungle malesi. Dal Sepilok Sanctuary -primo centro di riabilitazione per oranghi al mondo- al Kinabatangan River - una delle ultime zone protette di jungla di mangrovie del Sabah- viviamo un'esperienza spartana certo, condita di pioggia e fango, fantasia e fatica, ma maledettamente entusiasmante, che merita di essere vissuta per la bellezza di paesaggi integri, per le emozioni incontenibili di incontri con animali e con tipi umani decisamente singolari e divertenti! E finiamo i nostri giorni di vacanza tra i fondali corallini del TAR Park, paradiso che sa essere seducente nonostante gli ultimi rovesci del diluvio universale, che stronca definitivamente le nostre forze!

Come osservava giustamente Fedora "ho il computer di Alessandro, le pinne di Giorgio, le foto scaricate sul computer di Alberto, tu e Ornella avete gav ed erogatori di Lupo, Guido ci porta  a casa le mute e i gav, Giovanni il tuo erogatore, Ornella il mio...Se non è essere gruppo questo!". Già, con questo spirito straordinario si è vissuto tutto l'incredibile Sogno Malese... WATTAOOOO amici miei, grazie di cuore di questa esperienza bella e intensa, e chissà, alla prossima!.....”

E il siluro arancione? Si è perso anche al ritorno!! Andrea, cambia bagaglio la prossima volta!!!

Mari Mapelli

 

 

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